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Come si guidano le auto ibride Il boom della scuola guida eco

Unica in Europa, Toyota ha creato da un anno la Hybrid School, rivolta a tutti i clienti. Corsi gratuiti. Seimila «allievi» a oggi. È utile? Abbiamo seguito le
lezioni
di Luca Zanini
Tornare a scuola guida. Per rinnovare la patente scaduta? No, per imparare a guidare le auto del futuro. In un mercato in crescita, quello delle auto a
trazione ibrida, che dopo lo scandalo Diesel Gate (2015) ha registrato un’impennata delle vendite, sono sempre più numerosi gli italiani che hanno scelto i
veicoli a motorizzazione mista (propulsore termico tradizionale più propulsore elettrico), ma non tutti sanno che cosa hanno acquistato. E soprattutto
come usare le vetture ibride di cui sono alla guida per sfruttarne al massimo le reali potenzialità. Ecco perché un anno fa, Toyota — in Italia leader del
segmento con 65.168 ibride vendute nel 2018 su un mercato da 86 mila immatricolazioni — ha deciso di creare la Toyota Hybrid School, una sorta di
accademia dove si insegnano ai clienti della casa giapponese tutti i segreti dell’ibrido.
Per saperne di più
Le auto ibride: cosa sono e come sceglierle, di Luca Zanini
Tutto per non sprecare energia
Una scelta che si è rivelata vincente: tanto che la Hybrid School (nata da una costola della Toyota Driving Academy diretta da Tobia Cavallini) è oggi un
caso unico: quella italiana è l’unica scuola del genere in Europa; l’unica ad aver formato circa 6 mila clienti in un anno, in circa 300 sessioni del corso
teorico e pratico. Corriere Motori ha seguito uno degli appuntamenti che ogni tre mesi si tengono presso le principali concessionarie italiane della casa di
Aichi. Per capire che cosa si studia e apprende. «Anzitutto si impara a conoscere il funzionamento dei veicolo, poi a usare il piede leggero
sull’acceleratore — spiega Tobia Cavallini — nel senso che il veicolo ibrido richiede una progressione sia nell’accelerazione sia nella frenata, per
consentire il miglior utilizzo dei motori e il massimo recupero di energia che va a ricaricare le batterie».


Alcuni clienti al corso della Hybrid School presso la concessionaria Toyota
Spotorno, a Milano, seguono la lezione dell’istruttore Paolo Randazzo
«I segreti dell’auto che avete comprato»
Il corso si è tenuto presso la concessionaria Spotorno di Milano, una delle più forti nella penisola. Gli «alunni» erano clienti provenienti dal capoluogo
lombardo ma anche da Varese, Bergamo, dalla Brianza e non solo. Età media, tra i 37 e i 65 anni; una leggera prevalenza di uomini rispetto alle clienti
donne. Tutti accomunati da un obiettivo: capire come si guida al meglio l’auto che hanno comprato. «Il successo dell’iniziativa è davvero lusinghiero —
dice Cavallini — da Nord a Sud l’interesse è altissimo. E spesso ci rendiamo conto che c’è chi ha acquistato la sua ibrida senza sapere esattamente di
che cosa si tratti». Per questo sono in molti a rispondere alla chiamata di Toyota: l’invito al corso — totalmente gratuito — arriva a casa in media 3 mesi
dopo l’acquisto dell’auto (ma c’è anche un numero verde della Scuola, per rendere più diretto l’accesso: 800 504616).
La schermata del corso Toyota che riassume le modalità di guida delle auto ibride
Come funzionano e perché «mancano» pezzi
Nei primi 20 minuti in classe, si impara esattamente come funzionano in coppia i motori termico ed elettrico, che cos’è il motore termico a ciclo Atkinson
e quale efficienza garantisce (con emissioni di ossido di azoto fino al 95% più basse di un diesel), come funziona il collaudato impianto di trasmissione
epicicloidale che sostituisce il cambio. E come mai nella vostra nuova auto non ci sono neppure cinghie di trasmissione, alternatore, frizione: tante
«assenze» che fanno risparmiare sulla manutenzione, perché «quello che non c’è non si rompe» sottolineano in Toyota. Spiegazioni utili, dato che tra chi
giunge alle lezioni in concessionaria c’è chi ha già fatto un po’ di pratica e intuito le potenzialità dell’auto, come chi sembra totalmente a digiuno di nozioni
tecniche. «Un signore mi ha chiesto: ”Quanti cilindri ha il motore elettrico della mia auto?”», nota l’istruttore Paolo Randazzo. Ma in genere le domande
sono più centrate ed utili. Specie dopo l’introduzione.
estratto da pag. WEB 30 Settembre 2019

Prima parte pratica del corso Toyota Hybrid School: l’istruttore guida l’auto di una
cliente spiegandole alcune tecniche per risparmiare carburante e elettricità
Ibrido non è elettrico: non stressate le batterie
«Quando ho comprato l’auto, all’accensione le prime tre tacche della batteria c’erano sempre, adesso sono solo due. Perché?». Il problema, spiega
l’istruttore, nasce da un errato concetto di risparmio: «Alcuni automobilisti cercano di arrivare da zero a 50 km orari soltanto in elettrico, ma così
sfruttano troppo la batteria — chiarisce Randazzo —; bisogna invece accelerare normalmente facendo entrare in funzione il motore termico, perché
questo agisce solo per lo stretto tempo necessario a portare l’auto alla velocità desiderata. E se poi si solleva il piede dall’acceleratore e lo si preme di
nuovo leggermente, si passa ad una modalità di spinta in cui l’energia è fornita dal motore elettrico senza sfruttare troppo le batterie».
Quando la lancetta dei consumi sta nella parte bassa della fascia Eco, segnala che
stiamo «veleggiando», ovvero procedendo a motore elettrico con consumi minimi
La magia del «veleggiamento»
Sul display luminoso delle Toyota, nello spazio dove si sposta la lancetta dei consumi, si passa dalla fascia alta della posizione Eco a quella bassa (verso
Charge): in questo modo si «veleggia», ovvero si procedere sfruttando l’energia cinetica del veicolo lanciato (funziona fino ai 60-70 km/h per la Rav 4,
ma si può arrivare anche a 90 km/h con la più leggera C-HR) e un po’ di spinta elettrica». E’ questo il segreto per risparmiare carburante ed energia
accumulata (ricordate che la batteria di una ibrida si carica comunque grazie al motore termico, e al recupero di energia dalle decelerazioni e dalle
frenate) durante i percorsi urbani ed extraurbani a velocità contenuta. In alcuni casi, conducenti di Yaris sono arrivati a totalizzare consumi ridotti a 30 km
con un litro.

Una cliente alla guida della sua Toyota C-hr: il display segnala che sta utilizzando
contemporaneamente il motore elettrico (flusso giallo) e quello termico (rosso)
Dalla frenata, meno polveri e più energia recuperata
Dunque, non preoccupatevi di accelerare troppo (siate progressivi nell’accelerazione però) né di frenare troppo: la frenata rigenerativa fornisce il 50 per
cento della forza frenante; significa che fino a metà frenata ricaricate le batterie e nell’altra metà usate i freni a disco. Questo comporta anche un forte
abbattimento delle polveri dei dischi, quindi un minor inquinamento dell’aria. Un altro modo di ricaricare di più le batterie mentre si viaggia è, quando si
affrontano forti discese, in montagna come su alcuni tratti autostradali, usare la modalità B (oppure S, nel caso del Rav4, che ha 6 rapporti virtuali) del
cambio automatico: vi consente di usare un freno motore computerizzato che ricarica al massimo le batterie e disperde l’energia in eccesso attraverso il
motore termico; consumando meno i freni fisici. «Però state tranquilli: se usate la posizione D (drive) e frenate, il computer di bordo sfrutterà comunque
la decelerazione e l’azione fisica dei freni per ricaricare le vostre batterie».
L’auto del cliente e la coscienza ambientale
La prova pratica, che si svolge su strade urbane (e forse sarebbe utile — magari anche a pagamento — estendere il drive test a percorsi extra cittadini)
con l’auto del cliente, vede prima alla guida uno degli istruttori e poi il proprietario dell’auto: «No, non accelerare di scatto, modula di più»; «Quando
stacchi il piede dall’acceleratore, tieni d’occhio il display con i consumi, imparerai a veleggiare meglio»; «Non aver paura di far andare anche il motore
termico: la sua energia viene sfruttata al massimo anche per ricaricare le batterie. E comunque la tua auto ibrida consuma il 30 % di benzina in meno
rispetto a qualsiasi auto a motore termico dello stesso segmento». Sono alcuni dei consigli che arrivano agli allievi tornati a scuola guida. Poi, prima dei
saluti, arriva l’ultima domanda, quella di chi ha scelto l’ibrido per un moto ambientalista: «Ma le batterie usurate della mia auto come vengono smaltite?»,
chiede un cliente. «Vengono ritirate dall’azienda che le smaltisce: e non potrebbe essere diversamente, perché le batterie contengono molte sostanze
preziose che vengono recuperate e riusate».
2050, la sfida ecologista di Toyota
In questo senso, Toyota ha lanciato già nell’ottobre 2015 (ben prima dell’Accordo sul clima di Parigi Cop21) il suo Environmental Challenge 2050: la
casa automobilistica si propone di arrivare ad un ciclo di produzione ad emissioni zero entro i prossimi 30 anni. Riducendo del 90% rispetto ai livelli del
2010 le emissioni medie di C02 nei nuovi veicoli. Azzerandole poi in ogni fase del ciclo di vita delle auto (incluse lavorazioni dei materiali e trasporto).
Eliminando le emissioni degli stabilimenti di produzione. Minimizzando le quantità d’acqua usate negli impianti. Implementando le filiere di riciclo con l’uso
di materiali eco compatibili. Allungando la vita dei ricambi. E finanziando attività volte «alla conservazione e all’educazione ambientale». L’elettrificazione,
rivendica Toyota, «va verso le emissioni zero», grazie alla ricerca che ha portato al primo veicolo ibrido del 1997 (la Toyota Prius; da allora sono state
vendute 14 milioni di auto ibride), e alla nascita della Mirai, la prima auto ad idrogeno a zero emissioni, ora in vendita anche in Italia.